mercoledì 18 maggio 2011

Le voglie

Le voglie bisogna fomentarle: stanotte ho dato una bella lucidata alla spada. Eppoi, non contento, un'altra ancora, immediatamente dopo. E' un piacere un po' egoistico, lo so. Una mano, una mente, un cazzo: non mi occorreva altro. Lei d'altronde in questi ultimi giorni mi appare un po' svogliata, anche se poi non ci vuole molto ad accenderla. Così, stanotte, ognuno a casa sua, di comune accordo. Ed io, ben contento, di necessità ho fatto virtù.

Pensavo di risvegliarmi, come dire, più rilassato, appagato. E, invece, come apro gli occhi me lo ritrovo in mano, in piena e dolorosa forma. Quell'energumeno. Inappagato, mi guarda dritto con quel suo unico occhio che non chiude mai. Mi costringe a dare libero sfogo ai miei sensi, alle mie fantasia masturbatorie.

Su di Lei, che oggi è fuori per lavoro. Già immagino come se la guarderanno gli operai, col cazzo duro chiuso nella tuta blu e gli occhi che colano sperma. Se per un incantamento ogni fantasia potesse divenire realtà, sono convinto che mi tornerebbe a casa piuttosto malconcia. I colori di Lei sono il bianco e il rosso. Bianco per il suo sapiente candore, quella malintesa ingenuità che poche donne, belle e sensuali, hanno. Unita al rosso dell'eccitazione le dona i poteri di Circe: le piace variare, ma più di tutto l'uomo lo vuole porco. Vuole che se la prenda.



Non la trovate deliziosa? Parlerò per metonimia, allora. E' una figa allegra, meglio se spensierata. Bella come un fiore appena sbocciato, inumidito di rugiada. (Un fiore carnivoro, mangiacazzi). E' evoluta, indipendente, sa quello che vuole. Adoro la sua voracità. Non posso proprio, dal canto mio, biasimarla. Anzi ne godo e la esalto.



Immagino si allontani dal cantiere, verso i campi, per far pipì tra l'erba alta. E che venga seguita da un operaio che ne abbia indovinato l'intima natura. Immagino Lei accovacciata, coi jeans abbassati, la figa gonfia e indifesa. E l'uomo in tuta blu, che l'ha seguita a distanza, portarsi a pochi metri da Lei e mettersi a pisciare, col membro turgido, davanti a suoi occhi. Immagino il loro sguardo e mi chiedo, col cazzo duro in mano, cosa potrebbe succedere.

Ma lasciamo stare le fantasie. Negli scorsi giorni ho sentito Lys e Trilly. A distanza, però mi piace stare vicino alle mie amiche del... cuore. Lys ha una nuova storia, nella quale si è gettata a capofitto, da par suo. Non cambierà mai? Intanto mi dà a intendere: se però tu mi fai un fischio... Sei tu l'uomo della mia vita, mi dice. Mamma che paura, nonostante tutto è ancora pronta a fagocitarmi. Però una cosa la sa, Lys. Sa che mentre mi parla a me cresce la voglia e il cazzo mi scoppia nei pantaloni della tuta. Provoca: sai che sono sempre liscia dappertutto, come una pesca succosa?



Trilly è di tutt'altra pasta. Ma pure Lei provoca. Propone di mollare i rispettivi e di andarcene a vivere insieme in un pais tropicao. Con patti chiari: ognuno poi scopa con chi lo desidera. Siamo lontani, è vero, io e Trilly, ma tra noi nulla pare essere cambiato. E io vorrei torturare dolcemente i suoi capezzoli rosa.



Ora basta però, non mi voglio scaricare e la mano inizia a indolenzirsi. Me ne vado al mare, con un bel libro iniziato pochi giorni fa, inaugurato per il primo bagno. Già che ci sono posto anche le foto che mi sono fatto disteso sulla sabbia, con le palle al vento e in solitaria.


Un libro che si preannuncia assai gustoso. Opera di un autore che fino a non molto tempo fa veniva definito di genere. Ma la letteratura, quando è alta e sincera, malsopporta limiti e costrizioni di campo.



martedì 17 maggio 2011

Palle

Mi girano le palle oggi, dovrei andarmene in spiaggia. Con sotto braccio il giornale "nazionale" che oggi ho deciso di comprare. Di sicuro un po' di buon umore dovrebbe tornarmi. Mi pare si sia fatto un bel passo in avanti verso il redde rationem. Sarà per causa di uno strano allineamento di pianeti, per effetto di particolari influenze astrali, ma dopo lo "zio" della Rubacuori e il Michael Jackson della Tripolitania sembra in caduta libera pure l'innominabile rais d'Italia. Milano si è riscoperta capitale morale e ha dato una risposta ben precisa, al di là di come poi vadano a finire le cose. Dopo quella di Bin Laden vorrei vedere la fine di Bin Lader.

Non ho comprato il giornale "locale", invece. Anche nel piccolo paese "abbiamo" vinto, ma non esulto e mi rattristo. Anzi mi girano le palle. Dovete sapere che nel piccolo paese a trionfare è stata la mia parte politica di riferimento, che però purtroppo adopera gli stessi metodi clientelari della parte avversa. Bella roba: dovrei essere contento di questo gran successo? Andrebbe fatta pulizia anche in casa nostra. E farla finita con le faide e i potentati interni.

Ho scopato stamattina, eppure le palle mi vorticano lo stesso. Avrei forse voglia di un forte vento di passione, di un turbine di sesso folle, di risate, sospiri e graffi. La scopatina ha attutito le mie voglie, mi ha scaricato. Ma forse il problema è sempre quello: la mia atroce insofferenza.

Infine ho incontrato il botolaccio che un tempo si inculava la mia Lei. Non mi fa piacere averci a che fare, ma in questo periodo lo devo fare per necessità. E questo contribuisce al giramento delle mie palle tonde e pelose.

...

Si aggiunge buon'ultima la telefonata d'un cliente: ho un appuntamento imprevisto, per cui niente mare, almeno fino alle 16. Ma che due palle. E non ho neppure voglia di lucidare la spada. Ed è tutto dire.

mercoledì 11 maggio 2011

La spada che gode

Me la sono goduta stanotte. Se l'è cercata.
La cena non è che fosse così raffinata,
ma la salsiccia era di qualità nostrana,
l'insalata di campo.

Così Lei stanotte non ha avuto scampo.
L'ho presa come Lei desidera, come una puttana.
Dovevo tenere conto del fatto che era pure stanca,
poveretta, tutto il giorno a faticare.

A me non era restato, sempre con piacere, che dovermi allenare:
il tempo, la voglia e soprattutto la fantasia non mi mancano.
L'ho fatto però senza esagerare, serbando per l'amore mio tutto il seme.

La porto a letto che è tardi, stanotte nessuna Sherazade,
parla poco anche la spada, ma in compenso canta, gode e fa godere.

Ma prima sono le labbra morse e il vortice di lingue voraci e appassionate,
e la mia bocca sul suo seno, le dita a strizzare i capezzoli turgidi.

Con Lei devo essere un dolce, ma severo padrone,
per noi, spalancami bene le cosce, troia,
sublima ogni nostro atto di carne, sigilla il nostro coito animale.

Io cagna in calore, tu porco.

Assecondo queste sue sporche parole.

Inumidisco con la lingua i miei polpastrelli:
la prima carezza osata, sul fiore, ha da essere soave e delicata,
scivolosa e lieve. Lei non deve fare altro che lasciarsi andare,
sciogliere le membra, lasciare che ogni pensiero vada per la sua strada.

Io tengo a bada la spada, ché ho il cazzo duro e insistente,
ma stanotte deve aspettare.
Chiudi gli occhi amore mio, non pensare a niente.

Ogni carezza si fa di volta in volta più impudente e bagnata.
Il clitoride osceno come il cazzo, è fuori, dritto, eccitato.
So che non ama se non qualche lieve tocco diretto,
preferisce essere preso di lato.

Ma la mia mano è una quinta colonna, fa il doppio gioco,
lavora pure per la mia solenne e ieratica nerchia.
Lo so, può apparire una definizione bizzarra, soperchia,
ma tale è, in certi frangenti, nei suoi intimi tratti, l'atroce spada.

La mia lingua schiude ancora la sua bocca,
le mie dita si lavorano la figa, vada come vada.

Il fiore è ora aperto, lussureggiante di umori tropicali,
nel calice vorace insinuo a fondo,
lietamente godendo ogni istante, due lunghe dita.

Subito escono, deve desiderarlo, bramarlo, d'essere chiavata.
La figa di Lei, dovete sapere, è una vera peste.
Prima di tutto adora essere venerata, adulata,
sa di essere la figa di Gemma, ma pure di Beatrice.

La figa di una troia, aperta come un cagna, vacca da monta,
dico a Lei, che geme, mugola, gode.

Immagino, sbagliando, voglia ora andare al sodo,
che salga in cattedra il primo della classe, Franti.
Ma ho anche voglia di mangiarmelo quel fiore tropicale,
e di leccarle il culo, un vero capolavoro.

Ho voluto così santificarmi col suo nettare,
abbeverarmi alla sorgente di vita,
leccare fino a sfinirla, come fossi il suo cane,
quell'oscena, slabbrata ferita.

Alterno, per la femminilità che c'è in me,
lunghe leccate alla figa e al culo divino,
a pompini che pratico ai suoi bianchi, piccolo piedi,
mi delizio a ciucciarle l'alluce, mentre la mia mano
ha preso il posto della bocca e presidia la fonte.

Con Lei che gode mi sento come il visconte,
in una sordida tresca d'amorosi sensi.
A cosa pensi, le chiedo, sentendo l'intensità del suo piacere.

A quanto mi fai godere, baciamela, mangiamela.
La mangi senza consumarla mai la mela del peccato.
Lei afferra i miei capelli, mi spinge la testa, mi lascia senza fiato.
Detta il ritmo, con la mia bocca fa festa,
spinge a fondo, dove più le brucia, la mia testa bacata.

Gaudente, non arretra davanti a niente,
ora vuole la mia lingua sul clitoride, ora la preferisce più sotto,
ad aprirle quelle grandi ali rosse di farfalla,
così che il mio nasone possa masturbarle il suo cazzetto.

La lecco a fondo, mi bagno, dei suoi umori e sapori,
il viso stanotte imberbe.
Poi mi stufo, il cazzo mi tira troppo, ora tocca a lui.

Ora basta. Mi ergo e le spalanco le gambe tenendola per le caviglie.
Il terrore nei suoi occhi.
Possibile che dopo tutto questo tempo ancora non si fidi?

Ma quando calo squarcio una porta spalancata, con i cardini ben oliati.
Tutto entro, fino in fondo, ma naturalmente slouli slouli.
Lei mi accoglie con un sospiro che presto si fa gemito animale,
le dita premono, artigliano le mie capaci spalle,
io sgomento e curioso, come sempre mi accorgo che di spazio ce n'è ancora.

Così la chiavo, o si dice scopare?
E' la sua posizione preferita, che stranezza,
ma ogni donna credo ne abbia una.
Il missionario, si dice, ma il mio ha una missione speciale,
quella di fornicare, di chiavare, implacabile, quella pazza figa.

Presto, quando sento che me lo posso permettere,
tutto il peso del mio corpo lo scarico sul mio beato,
incazzato uccello, che entra ed esce con colpi potenti,
continui, sempre più ravvicinati.

Quando poi la sollevo e la prendo per i fianchi
raggiunge l'estasi di Santa Teresa
e gli occhi le si fanno bianchi.

Il fuoco acceso rischia di bruciarmi. Estraggo la spada rovente. Cola.
Infilo due, tre dita, ora se le gode tutte, ma è il cazzo che vuole. Il mio.

La faccio voltare, voglio godermi la visione del paradisiaco suo culo.
Impossibile non correre a baciarlo, saggiarlo con la punta d'un dito,
ma la vacca è pronta per la monta, sgocciola e freme,
vuole che la sbatta come un toro, più nulla teme.

Le do la giusta razione, e se io rallento, Lei non perde un colpo,
s'impadronisce della cadenza. Allora mi arresto,
tenendoglielo ben fisso dentro, lascio che sia Lei a dimenarsi
come e quanto vuole.

Troppo mi eccita questo, farmi fare un pompino con la figa bollente.
Cambio posizione, inizio a mostrare segni di cedimento.
Mi adagio su un fianco, le alzo un gamba, la penetro a forbice,
così posso baciarla e scoparla insieme.

Lei però varia subito la danza, sempre su un fianco,
ma ora mi dà le spalle.
Significa: voglio che continui a sbattermi. Forte.

Sei una puttana le dico, affamata di cazzo,
le tiro i capelli, le infilo un dito tra i denti affilati,
le mordo assetato il collo, la sbatto alla morte.

La sento mugolare di piacere, con la mano infilata tra le cosce strette,
sento la porca godersi pienamente e con gusto la sua sorca,
che vibra alla sua musica e rimbomba a ogni colpo del mio pestello.

Tenendola per i capelli, le dico: a cosa stai pensando adesso, puttana?
Lei geme e io incalzo: al viaggio che ti vuoi fare tutta sola,
prenderai il cazzo di qualche francese, eh troia?

E' sul punto di venire, Lei, manca poco.
Tra i gemiti di piacere profondissimo mi risponde:
sì, un bel francese, perché no... e magari più d'uno, che dici?

Dico che sei una gran porca, vogliosa di cazzo, di essere riempita
e sbattuta. Mentre lo dico mi masturbo e guardo Lei,
seguo i movimenti sempre più frenetici delle sue dita,
le membra candide irrigidirsi, i nervi tendersi
per la deflagrazione orgasmica, delirio e vita.

Solo ora mi richiama: presto presto, dentro, ti voglio dentro.
Entro e sbatto ancora, stavolta allo spasimo e senza remore.

In poco tempo vengo, con incontrollabili, squassanti, copiosi spruzzi
di umanissima fontana.


***


Apparato iconografico pornografico:


Una delle infinite scene di vita sessuale
presenti nei templi di Khajuraho, India,
fotografata al tramonto. Ricordo.


lunedì 9 maggio 2011

Sono le 5.24



Sono le 5.07. Stanotte non avevo voglia di stare con Lei. Come si suol dire: avevo mal di testa. Direte: ma non avevi di meglio da fare?




Non so, voi che dite? Però ora si sono fatte le 5.17 e io ho anche voglia di masturbarmi un po'. So che è un dato poco interessante. Comunque...



Buonanotte.

Colonna sonora: youporn - strap-on. Oh yeahhhhhhhhhhhh. Ore 5.24.

sabato 7 maggio 2011

In viaggio - vol. IV (con Oniricus)

Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l'unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano.
(Le Passanti, De Andrè/Pol, 1976)



Cos'è il viaggio se non uno straniamento? Io sono per viaggiare leggero, per partire leggero. Il tempo poi, e le occasioni e le esperienze colmano il mio bagaglio come fosse un bastimento. Riporto a casa, dopo il mio giro inquieto, fugaci impressioni, indelebili espressioni d'istanti eterni, scaglie di luce e poi ancora, il rumore del mare, dentro una conchiglia. L'istinto a volte è pura poesia.

Quando, anziché andare per strada a buttare giù con un ceffone il cappello della gente (ohi, ohi, quanto mi trattengo, come sono "educato"), come il mio buon demone Ismaele prendo i piedi, saluto e vado. Dal primo istante sento una nuova linfa che scorre in me. Che mi nutre.

Mi sento leggero e, forse anche per questo, più vivo. Intendiamoci, la Natura o chi per lei, non è stata troppo malevola con me. Se può apparire vanteria, così sia. Constato semplicemente che mi è stata data in buona misura la facoltà di aprire gli occhi, occhi belli, alle meraviglie del mondo. Il carattere di merda, quello no, è tutta colpa mia. Dell'atroce spada.

In dono ho avuto la passione del viaggio. Quando me la sono negata, e l'ho anche fatto, sono come appassito. Ma nell'eterno mutare vi sono tratti indelebili, come per me la necessità di viaggiare.

Parto leggero, lascio a casa il sé sociale (di per sé marcatamente asociale) e tengo per me il mio essere speciale. Forze centrifughe e centripete agiscono in me. Ma mo' basta con le sciocchezze: il demone Ismaele scalpita e ora vuole narrare. Fottendosene del solleone, della spiaggia e pure del mare.


***


17 anni.

Non c'è bisogno di andare tanto lontano per cambiare dimensione e proporzione delle cose. Mi è stato fatto notare. E' vero. A volta sì, bastano un paio di birre e una serata in discoteca. Con la professoressa d'italiano, che viene da fuori. E fuori è fidanzata con un bell'omaccione, il doppio di me. Alto come una colonna, forzuto e bello. E' giovane la la professoressa, non troppo carina, ma sexy nelle movenze e nell'animo. Io la faccio ridere. Ma per due volte l'ho fatta anche piangere. Mi diceva che le ricordavo un suo vecchio compagnetto di scuola, che era così carino, così simpatico... In un compito mi aveva dato un doppio voto, piuttosto assurdo, non so come l'ha poi giustificato sul registro: 2 per l'irriverenza, 10 per tutto il resto. Perché, giustamente, nel mio tema aveva colto degli impliciti riferimenti a se stessa.

Era una scuola speciale la mia, capitava che professori e alunni si incontrassero anche al di fuori delle aule scolastiche. Così, al termine della serata in discoteca, lei aveva voluto riaccompagnarmi, fregandose di quello che avrebbero potuto pensare il collega d'altra materia e gli altri compagni miei.

Salimmo sulla sua macchinina, la più stretta al mondo. Immaginate voi quale. tenendo presente che sono spada d'epoca.

Le notti nostre, specie d'inverno, sono silenti. E profumate d'ogni essenza. E' terra languida, infine, la mia. Terra matriarca di donne forti, selvagge, sensuali.


Lei, la professoressa, indossa il suo pezzo forte, la minigonna di jeans. Mi parla, dolce, sorride mentre guida. Io sono rilassato. Mi sento bene. Ho 17 anni e sono un torello. A metà strada, nella campagna buia profumata, si ferma e mi dice: vuoi provare a guidare tu?

Ho davanti a me un lungo rettilineo ben conosciuto, che si perde nell'immensa, per dirla con Carlotto, oscurità della notte. Che bel gioco guidare la vetturina della professoressa d'italiano, con lei, mezzo brilla, al mio fianco. Ci scambiamo di posto. Mi spiega. Devi mettere la prima. Così. E poggia la mano sulla mia, che stringe il pomello delle marce. Ecco, la frizione, col piede sinistro. Poi, piano piano, falla entrare piano. Bravo, vai adesso con la seconda, allo stesso modo. E ora in terza. Bravissimo.

Un gioco da ragazzi. Tutto andava a meraviglia. Me la cavavo bene. Anche se era un rettilineo solitario, senza fari d'altre vetture, neppure lontani. Il mondo intero attorno a noi dormiva tutto e noi chiacchieravamo come... Amici?

Lei mi accarezza la coscia mentre parliamo e ridiamo. Continuo a guidare imperturbabile, ma sento che là sotto d'improvviso è cambiato tutto. Non scherziamo: a quell'età lì l'erezione è un affare serio. Incontrollabile, gonfia i miei 501 consunti (non me li levavo mai, neppure quando vado a letto). Lei mi accarezza dolce, arriva con la punta delle unghie a saggiare la mia consistenza. Non oltre.

Io mi disoriento un po'. Le cose da fare mi sembrano troppe. C'è una piccola curva, scalo la marcia, ma sono una pippa e ne scalo due. Ritento la seconda, ma la frizione stride.

Lei dice: aspetta, non ti preoccupare, faccio io.

Davanti ora ci sono i tornanti prima del paesello dormiente, lei si impegna alla guida. Arriviamo a casa sua, dov'è parcheggiata la mia vespetta. Vive sola. Mi invita sorridente a salire.

Il finale, perdonerete, non mi fa onore. Declinai con una battuta, e me ne andai tutto beato. Come un coglione.


***



Le cose, con Oniricus, sarebbero andate in maniera diversa. E pure col senno del poi. Quale miglior modo di perdere la verginità e darsi al piacere, e con piacere? Con Oniricus il viaggio deborda nel sogno, in quella fumosa materia si fa carne e attesta. Ciò che doveva essere e non è stato. Come viene di seguito mostrato.

























Colonna sonora:
www.youtube.com/watch?v=XFT29VuKLkw
www.youtube.com/watch?v=H_9aS1hd__g&feature=related

martedì 3 maggio 2011

Spada's compilescion

Immagini del mio scabroso membro richiede Fabrax, per alleviare la malinconia. Ed io non posso che accontentarla con una bella compilescion. A tuo uso e consumo, Fabrax. E di chi ne trae piacere e giovamento. Mi pareva brutto farne omaggio privato, il notaio dell'Indovinapisello me ne ha sconsigliato. Tuttora ferma a 0 tituli, Fabrax ne avrebbe avuto un vantaggio sproporzionato nella prossima competizione.

Così oggi ho deciso di sbandierare ben bene il mio stendardo nella sede più opportuna. Cioè qui.



Non che mi ci voglia poi molto a tirarlo fuori dagli slip. (Ebbene sì, slip come intimo, boxer per il mare). Questa me la fece Ivette, in una delle sue ultime visite in cui sguainai per lei la nuda spada.



Un po' brutale, è vero. E prepotente. Ed egoista. Con le palle sotto, congiunte per l'amplesso che mi stavo apparecchiando. A lei dicevo ti voglio bene, ma non ti amo. Egoista, verissimo, ma più tardi avrei pagato dazio.

Mi piace sentirlo inturgidire, che mi tira... Godo a usarlo, a lasciare che con lui ci si sbizzarisca. Che lo si lecchi, lo si succhi, lo si monti, ciò mi fa godere. E se invece prende lui l'iniziativa, che faccia pure quel che è in sua natura e si dedichi con somma soddisfazione a bocche, fighe, culi da esaudire.

Al mare mi piace metterlo in libertà, se si può, lontano da occhi indiscreti. Mi piace stare con le palle all'aria e l'uccello al vento. Nell'acqua poi, elemento femminile per eccellenza, come la madre Terra, ci si bea e ci sguazza.



Eccolo qui che spunta, pare timido, forse perché in presenza della mia atroce ombra, che mi fa più muscolare di quel che in realtà sono.



Ma poi si fa coraggio. Olivastro come me, non teme il sole. E neppure l'acqua. Poi, come detto, quando si tratta di godere non si tira indietro. E quando se ne sta in secondo piano è solo per ammirare lo spettacolo della Natura.


Di sicuro gli piace essere protagonista, mostrarsi con voluttà. E io godo a prepararlo senza alcuna fretta al piacere estremo. Soprattutto quando so che sarà in buone mani, in una bocca vogliosa e sapiente, in una figa sempre pronta, in un culo che è una delizia. Con me, nelle immagini, è ancora Lys.


E quanto ci gode ad essere preso in bocca. Forse è lì che giunge al massimo del fulgore. Il pompino non è mai solo un mero fatto meccanico. E' ricco di significati. Forse proprio in quest'arte si vede la Donna.

Lys va sicuramente omaggiata a questo proposito. Per la curiosa malizia con cui andava a frugare tra le mie mutande, per la padronanza con cui lo stringeva e lo allisciava prima di metterselo, con dolcezza, tra le sue labbra, per l'assoluta dedizione con cui mi succhiava, facendomi godere come un porco.


Dalla bocca alla figa calda e colante spesso il passaggio è lungo. A me piace assai prolungare il godimento. Ma poi, quando devo, quando non resisto, o quando è lei a non resistere, mi piace tuffarlo in quel sacro pozzo, tempio di carne alla Dea Madre. Che io sia toro, dunque, come narrano miti e leggende. Alla figa, più o meno intellettuale, non so proprio resistere.

Mi ci tuffo.


Mi piace montare. Ma anche cavalcare e farmi cavalcare, chiavare a fondo, sbattere e fottere senza pietà, senza assoluzione. Anche scopare dolcemente, come se il Tempo non esista. Senza pensare a niente che non sia la carne e l'anima. Senza pensare al domani, ma neanche all'attimo dopo.


Una rosa di sperma candido sulla pelle ancora fremente della femmina è il suo ringraziamento. Ma non è un egoista del cazzo, anzi si eccita solamente se anche la donna gode. Se non è una pantomima. Meglio una sega.

Come quella che mi faccio in diretta mentro scrivo, guardo e carico le foto. Tutte del mio cazzo. Che ora mostro, dopo il culmine estatico, mentre si prepara al giusto riposo del santo, e del guerriero.