sabato 26 marzo 2011

Tranche de vie



Ahi, permette signorina
sono il re della cantina...
(Che coss'è l'amor, Vinicio Capossela, 1997)




Ho il dono del cazzeggio.
Così mi metto a sfogliare l'album dei ricordi.

(Certo, avrei altro da fare,
ma per me viene prima il piacere del dovere).

Non sarà saggio coltivare il culto
di attimi ormai sfuggiti,
ma non ne so fare a meno.

Forse perché non ho passato e non ho futuro.
E poi credo di vivere nella Storia.

Comunque, a parte le cazzate,
sfoglio...





Nina è stata la mia prima fidanzatina.
La spada allora era ancora acerba, scusate il ritardo.
E a dire che aveva esordito coi fuochi d'artificio,
ma presto aveva perso la cognizione del tempo.
Fu Nina, la mia prima fidanzatina,
ad aiutarmi a ritrovarla.

Tanti dubbi, già Trilly mi arrovellava il... cuore,
e poi un'altra passione, fugace, attraversò il mio tempo.



Desy, il mio dolce sogno esotico,
ormai remoto.

Dopo Nina, la mia prima fidanzatina
(tanto affetto, ma forse non fu mai amore)
fu l'harem e vissi di rapina.

Torno Trilly a tentarmi
e io lei.

Non solo lei e alla fine la spuntò Aspasia,
che, invaghita, mi desiderò, mi volle, mi pretese.
E alla fine mi ebbe. Mi prese.



Mi risucchiò in una bolla dorata,
ma non ero fatto per vivere come un pesciolino rosso.

Così, con dolore, tornò senno
(quanto sono gaglioffo)
e libertà.

E tornò Trilly.
E tornò Sammy.
E nuovi incontri, e nuove passioni.




Yvette.
Amore silente, dolente, sottotraccia.
Quando fui Orlando furioso n'ebbe riscossa.

E venne dall'Oriente e dall'Occidente
Y
con i suoi sensi morbidi e graffianti.

Poi ancora l'amore molesto per Yvette,
e ancora Trilly e Sammy.


Ma a darmi nuova linfa e sostegno
fu Lys.



Mi presi anche tutto il resto.

*

Finché tornò a bussare l'amore alla mia porta.


Con Lei.


All'alba



All'alba vincerò, vincerò, vincerò...
Ma pure un po' prima nun se po'?



Paesaggi metafisici





Scozia?

giovedì 24 marzo 2011

Pontico



Ai cultori della pornografia oggi gli va male,
si tratta di letteratura, si porge una poesia.
Stia ben lontano chi sbircia col cazzo in mano.
Niente foto di donnine disinibite, neppure la mia.

A voi, persone a modo,
una casta poesia latina, proposta in italiano.



***



Lib. IX, 41.

Pontico, perché non chiavi mai e in luogo della fica
usi la man sinistra come un'amante amica?
Pensi che ciò non sia davvero un male?
Credimi, è un atto criminale,
un gran delitto - lasciamelo dire -
che a stento forse tu potrai capire.
Proprio una sola volta Orazio, sai, chiavò
ed i tre orazi con quella scopata sola generò.
E Marte in un sol colpo e senza farla doppia
dette alla casta Ilia i due gemelli in coppia.
Se l'uno (e l'altro) masturbatore fosse stato
ed alla sola mano avesse lui affidato
lo sporco godimento personale
tutto sarebbe stato speso male.
Ascolta dunque, Pontico, senza paura
il saggio ammonimento di natura:
"Ciò che tu perdi di tua stessa mano
proprio è la vita d'un essere umano".


Marco Valerio Marziale, I° sec. d.C
(trad. di Franco Zagato)




martedì 22 marzo 2011

Sequenze

Durante le mie atroci scorribande nella pornografia uebb la spada se le canta davvero solo se in presenza di autenticità, di spontaneità. Per questo spesso non tollero gli scenari costruiti e precostituiti. Mi piacciono le pulsioni vere, non quelle finte. E i desideri inconfessabili che trovano sfogo nell'anonimato della platea di internet. Purché siano sinceri. Amo la carnazza, detesto il sesso di plastica. Per questo rivolgo le mie attenzioni all'ambito amatoriale. Aprendo una nuova sezione del mio blog. Sequenze. Immagini trovate sulla rete.




Puttana di strada
( parte I° )







*


( parte II°)





sabato 19 marzo 2011

In viaggio - vol. III

Ma il bosco era scuro l'erba già verde
lì venne Sally con un tamburello
ma il bosco era scuro l'erba già alta
dite a mia madre che non tornerò.

(Sally, Fabrizio De Andrè, 1968)




29 anni.

E' diventato piccolo il mondo. Il Mediterraneo un lago e l'esotico a portata di mano. Schifo ormai l'Europa troppo cara e in Oriente mi fiondo, oh sì, quello più lontano, là sotto, in fondo in fondo.

I Mari del Sud desideravo, quelli di Salgari, Melville e Gauguin.
Avrei trovato la mia balena bianca? Forse allora non ero così consapevole che me la portavo sulle spalle, la mia anima. Forse non così indemoniata, ma non più tanto bianca.
(Ah, questo è il mio libro. Call me Carlos.)

Non ho visto cetacei, o forse qualche delfino, ma Long John Silver e Yanez de Gomera quelli sì, li ho incontrati davvero, sono eterni. Perché c'è più di uno che non ha pace in terra e ha scritto
in mano il proprio destino.

Il primo ebreo errante, zoppicante e intrigante come il cuoco. Il secondo se ne sbatteva i coglioni di Philippe Leroy, omosessuale, bastardo di nascita, intelligente e malinconico.

I Mari del Sud in una parola magica, Trimakasi, grazie.

Per le lunghe giornate passate a fare le parole crociate mentre fuori piove acqua calda, densa e lenta, a più non posso. Per le zanzare bubboniche, l'arak, le palme e le visioni di morte. Per il mare più bello che abbia mai visto en mi vida, e io me ne intendo.
Un sogno di smeraldo: la giungla, una striscia di sabbia e i giardini di corallo.

Trimakasi è il nome della discoteca della capitale nella notte di trasgressione. L'ultimo atto, si spera impuro. Che già ad andarci si fa peccato, come possono provare i robusti bastoni dei fanatici vestiti di bianco che, se gli saltava il ghiribizzo, mettevano a dura prova le teste di mignotte e travestiti, ma anche quelle degli oranghi d'Occidente. Come la mia.

Ma non quella notte, io sono Lucky Luck e la capoccia la salvo sempre, semmai un po' ammaccata. Dentro.

Trimakasi è un antro oscuro, corpi ammassati ballano nelle tenebre. La pista non fa per me, preferisco il bar: c'è un po' di luce. E poi non si sta così male, con una birra semifredda in mano, a guardare le due tizie che ballano a un metro da me, due figlie del diavolo che inscenano una turpe, oscena danza.

Occhi lascivi, lingue che guizzano, i corpi similano la copula.

Guardo, sorrido, saluto, incito, ma oltre non interagisco. Pochi quattrini in tasca, non mi piace pagare per queste cose. Forse altri sono i motivi, però sono lì, sorseggio birra Stella e ho lo sguardo libero.

Nell'ultima, peccaminosa notte d'Oriente.


Sarà che nella penobra risultavo avvenente, oppure è il fatto che la donna a volte cerca cosa? Un particolare?

E magari lo sa riconoscere negli occhi dell'unico maschio che preferisce il bar alla bolgia.

Così mi ha attaccato bottone la sorellina maggiore delle depravate ballerine.
Mi ha chiesto perché non partecipavo alla grande giostra. Ho risposto che non ero uso a pagare per fare sesso, e che in più ero squattrinato. Credo sia rimasta piuttosto stupita, ma ha rimediato invitandomi una birra.
Lei a me, bello, squattrinato e tirchio.

Poi mi ha preso la mano e mi ha chiesto di andare con lei, a casa sua, quell'ultima notte. Ma se posso essere preda, so anche bene l'arte del cortese rifiuto.
Ma io ti pago, lei mi dice. Ti pago, insiste e insiste che mi vuole.

Evidentemente fruttano bene i proventi delle sorelline minori.
Sempre con gentilezza, ma il mio resta un diniego.

Andiamo via dal Trimakasi in quattro, le due giovani puttane che continuano a fare le porche tra loro, in macchina, io e la maggiore che persiste a pregarmi.

Lo farei per la tua tristezza, non per i tuoi soldi.
Ma ho già deciso di no.

Però mi stuzzicano le altre due, e chiederei la luna, ma non chiedo perché so che lei vuole solo me quella notte.

Mi accompagnano fino alla mia luridozza guest in JJ, e quando faccio per pagare il taxi, lei non vuole, insiste che vuole farlo lei, mi saluta con un bacio in bocca rubato, e ordina al tassista di andare.

Finalmente ha pagato per il "suo" orango d'Occidente.







Ps: Poco sesso, eh, lo so. Però ora penso proprio che mi dedicherò un po' a lustrar la spada, muto, inascoltato e in solitario... Tornando con piacere in Oriente.




Appendice d'estremo Oriente.



















*



Tornerà questa impudica immagine quando parlerò di Y,
perché anche di lei dir dovrò.






Trimakasi.