sabato 19 marzo 2011

In viaggio - vol. III

Ma il bosco era scuro l'erba già verde
lì venne Sally con un tamburello
ma il bosco era scuro l'erba già alta
dite a mia madre che non tornerò.

(Sally, Fabrizio De Andrè, 1968)




29 anni.

E' diventato piccolo il mondo. Il Mediterraneo un lago e l'esotico a portata di mano. Schifo ormai l'Europa troppo cara e in Oriente mi fiondo, oh sì, quello più lontano, là sotto, in fondo in fondo.

I Mari del Sud desideravo, quelli di Salgari, Melville e Gauguin.
Avrei trovato la mia balena bianca? Forse allora non ero così consapevole che me la portavo sulle spalle, la mia anima. Forse non così indemoniata, ma non più tanto bianca.
(Ah, questo è il mio libro. Call me Carlos.)

Non ho visto cetacei, o forse qualche delfino, ma Long John Silver e Yanez de Gomera quelli sì, li ho incontrati davvero, sono eterni. Perché c'è più di uno che non ha pace in terra e ha scritto
in mano il proprio destino.

Il primo ebreo errante, zoppicante e intrigante come il cuoco. Il secondo se ne sbatteva i coglioni di Philippe Leroy, omosessuale, bastardo di nascita, intelligente e malinconico.

I Mari del Sud in una parola magica, Trimakasi, grazie.

Per le lunghe giornate passate a fare le parole crociate mentre fuori piove acqua calda, densa e lenta, a più non posso. Per le zanzare bubboniche, l'arak, le palme e le visioni di morte. Per il mare più bello che abbia mai visto en mi vida, e io me ne intendo.
Un sogno di smeraldo: la giungla, una striscia di sabbia e i giardini di corallo.

Trimakasi è il nome della discoteca della capitale nella notte di trasgressione. L'ultimo atto, si spera impuro. Che già ad andarci si fa peccato, come possono provare i robusti bastoni dei fanatici vestiti di bianco che, se gli saltava il ghiribizzo, mettevano a dura prova le teste di mignotte e travestiti, ma anche quelle degli oranghi d'Occidente. Come la mia.

Ma non quella notte, io sono Lucky Luck e la capoccia la salvo sempre, semmai un po' ammaccata. Dentro.

Trimakasi è un antro oscuro, corpi ammassati ballano nelle tenebre. La pista non fa per me, preferisco il bar: c'è un po' di luce. E poi non si sta così male, con una birra semifredda in mano, a guardare le due tizie che ballano a un metro da me, due figlie del diavolo che inscenano una turpe, oscena danza.

Occhi lascivi, lingue che guizzano, i corpi similano la copula.

Guardo, sorrido, saluto, incito, ma oltre non interagisco. Pochi quattrini in tasca, non mi piace pagare per queste cose. Forse altri sono i motivi, però sono lì, sorseggio birra Stella e ho lo sguardo libero.

Nell'ultima, peccaminosa notte d'Oriente.


Sarà che nella penobra risultavo avvenente, oppure è il fatto che la donna a volte cerca cosa? Un particolare?

E magari lo sa riconoscere negli occhi dell'unico maschio che preferisce il bar alla bolgia.

Così mi ha attaccato bottone la sorellina maggiore delle depravate ballerine.
Mi ha chiesto perché non partecipavo alla grande giostra. Ho risposto che non ero uso a pagare per fare sesso, e che in più ero squattrinato. Credo sia rimasta piuttosto stupita, ma ha rimediato invitandomi una birra.
Lei a me, bello, squattrinato e tirchio.

Poi mi ha preso la mano e mi ha chiesto di andare con lei, a casa sua, quell'ultima notte. Ma se posso essere preda, so anche bene l'arte del cortese rifiuto.
Ma io ti pago, lei mi dice. Ti pago, insiste e insiste che mi vuole.

Evidentemente fruttano bene i proventi delle sorelline minori.
Sempre con gentilezza, ma il mio resta un diniego.

Andiamo via dal Trimakasi in quattro, le due giovani puttane che continuano a fare le porche tra loro, in macchina, io e la maggiore che persiste a pregarmi.

Lo farei per la tua tristezza, non per i tuoi soldi.
Ma ho già deciso di no.

Però mi stuzzicano le altre due, e chiederei la luna, ma non chiedo perché so che lei vuole solo me quella notte.

Mi accompagnano fino alla mia luridozza guest in JJ, e quando faccio per pagare il taxi, lei non vuole, insiste che vuole farlo lei, mi saluta con un bacio in bocca rubato, e ordina al tassista di andare.

Finalmente ha pagato per il "suo" orango d'Occidente.







Ps: Poco sesso, eh, lo so. Però ora penso proprio che mi dedicherò un po' a lustrar la spada, muto, inascoltato e in solitario... Tornando con piacere in Oriente.




Appendice d'estremo Oriente.



















*



Tornerà questa impudica immagine quando parlerò di Y,
perché anche di lei dir dovrò.






Trimakasi.

6 commenti:

fabrax ha detto...

poteva non concludersi con un bacio della buonanotte sulla cappella!?

carlos ha detto...

Dici che è attinente?

Dea ha detto...

Il caro Carlos non si paga, perché non ha prezzo. un bacio, e poche parole, la tua cara Dea di mezzo occidente, con poco d'oriente, bastarda con sangue d'Africa, è triste.
che bello leggerti.
il bacio, sul tuo petto. :)

carlos ha detto...

Grazie Dea. Mi spiace sentirti giù di morale...
Se posso far qualcosa... ;)

Dea ha detto...

famme le coccole. ;)

fabrax ha detto...

ooooooohhh, hai voglia...